Cessione d'azienda e debiti tributari

 (Avv. Gabriele Mercanti)

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Un tema particolarmente delicato da affrontare in occasione del trasferimento di azienda (o di suo ramo) è quello della responsabilità del cessionario per il pagamento dei "debiti tributari" (intendendosi con tale dicitura le somme dovute a titolo di imposta e per sanzioni derivanti dalla violazione di norme tributarie).

Il principio generale di cui all’art. 2560 secondo comma c.c., tale per cui nel trasferimento di un'azienda commerciale risponde dei debiti anteriori al trasferimento anche l'acquirente purchè essi risultino dai libri contabili obbligatori, trova – infatti - un’importante deroga qualora si tratti di debiti tributari dato che per Giurisprudenza costante (cfr. su tutte Cass. n. 5979/2014) la norma tributaria prevale su quella codicistica.

Mentre per i debiti "ordinari" la responsabilità dell’acquirente è sempre esclusa qualora gli stessi non siano stati iscritti nei libri contabili obbligatori, la norma tributaria, appunto, di cui all’art. 14 del D. Lgs n. 472/1997 stabilisce che il cessionario e' responsabile in solido con il cedente per il pagamento delle seguenti voci:

  • imposta e sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell'anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti (fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente e nei limiti del valore di quanto ceduto); 
  • imposta e sanzini già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore (fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente e nei limiti del valore di quanto ceduto); 
  • imposta e sanzioni, a prescindere dalle limitazioni temporali di cui ai precedenti punti a) e b) (senza che occorra il beneficio della preventiva escussione del cedente e senza limitazione del valore di quanto ceduto), qualora la cessione sia stata attuata in frode dei crediti tributari (ancorchè mediante trasferimento frazionato di singoli beni e con presunzione relativa di frode qualora il trasferimento sia effettuato entro sei mesi dalla constatazione di una violazione penalmente rilevante). 

Il principio di solidarietà sopra menzionato attribuisce, quindi, al Fisco la facoltà di poter agire per la riscossione coattiva della somma dovuta indifferentemente contro il cedente o contro il cessionario, ancorchè si tratti di debiti evidentemente imputabili alla condotta del solo cedente: in tal caso, al malcapitato cessionario non resterà, per evitare l’esecuzione forzata, che pagare il dovuto all’Ente riscossore ed agire in un secondo momento contro il cedente per tentare di recuperare quanto versato.

Questa responsabilità del cessionario è particolarmente insidiosa, in quanto sussiste a prescindere dall’iscrizione dei suddetti debiti nelle scritture contabili obbligatorie.

L’unico modo che il cessionario ha per evitare "brutte sorprese" è quella di pretendere che il cedente esibisca apposita certificazione rilasciata dall’A.E. ex art. 14 del D. Lgs n. 472/1997 dalla quale emerga l’inesistenza di passività tributarie (ovvero il suo esatto ammontare).

Il valore di detta certificazione, inoltre, non è meramente "informativo", ma altresì liberatorio per il cessionario ove il certificato sia negativo ovvero non sia rilasciato entro 40 giorni dalla richiesta, il Fisco non potrà chiedergli in un secondo momento pagamenti di sorta.

(aggiornato al 17 novembre 2014)